US Masters 1996 & US Open 2008, abbracci alla 18ma
A distanza di 12 anni l’uno dall’altro due tornei di golf del Grande Slam hanno avuto lo stesso esaltante, istruttivo e toccante epilogo.
Lo sport, come la vita in generale è un alternarsi di momenti unici e significativi, di vittorie e sconfitte, di gioie e dolori sia per i protagonisti sia per il pubblico. Il golf, sport individuale per antonomasia, ironicamente definito nel mondo anglosassone “una bella passeggiata rovinata “, mette a dura prova chi lo pratica a qualsiasi livello. Infatti un giocatore può inspiegabilmente vivere momenti di golf sublimi o devastanti senza neanche accorgersene se non a risultato ottenuto.
Nel 1996 lo US Masters si concluse con la vittoria di Nick Faldo su Greg Norman vittima di un fatale “back nine collapse”.
L’essenza di tale vittoria però si ritrova nell’abbraccio fraterno, umile e rispettoso del vincitore al perdente che per la seconda volta in carriera subiva una crudele sconfitta. Quell’anno infatti sembrava che il Grande Squalo Bianco, Greg Norman, miglior giocatore del mondo dal 1986 al 1991, indossasse già la Giacca Verde avendo passato il taglio con un sensazionale 63 al primo giro (uguagliando il record del campo) ed essendo giunto al round finale con ben 6 colpi di vantaggio sul britannico Nick Faldo. Nel 1987 sempre in occasione dello US Master, Norman aveva già subito un’amara sconfitta perdendo il torneo al sudden-death playoff contro Larry Mize, il quale imbucando uno splendido birdie pitch da 41 metri alla buca 11 vinse. Tornando al Masters del 1996, Norman nel giro finale cedette alla pressione tipica che il campo di Augusta spesso genera sui giocatori ed effettuò 74 colpi contro i 67 di Faldo, perdendo il match per cinque colpi. Quell’ultimo round di Norman fu tragico ed è realmente risultato il più rovinoso in assoluto nella storia del golf.
Tutto ciò che non doveva accadere si verificò e quando tutto finì, sul green della 18ma buca, mancò la classica esultanza, l’atmosfera era triste e Faldo molto impacciato abbracciò forte ed a lungo Norman dicendogli: "I don´t know what to say. I just want to give you a hug. I feel horrible about what happened. I´m so sorry."
L’epilogo dello US Open 2008 presso il Torrey Pines South Corse di San Diego in California, è stato a sua volta esaltante. Dopo ben 91 buche ed in barba ad un ginocchio malconcio Tiger Woods riusciva ad avere la meglio su di un incredulo Rocco Mediate che per qualche lungo attimo aveva pensato di poter divenire US Open Champion. Tiger Woods ambiva ad un Major avendo perso il Master due mesi prima e Rocco Mediate sognava un Major nel suo palmares ancor più da quando nel 2006 aveva visto svanire la possibilità di vincere il Masters a causa di septuplo bogey alla buca nr 12 par 3 di Augusta. Per Mediate, una volta chiuso in parità il match la domenica, le 18 buche di spareggio del lunedì, tipiche dello US Open, rappresentavano l’occasione della vita ! Infatti riuscendo a difendersi anche grazie all’esperienza, dai magici colpi di Tiger, anche quel round terminava in parità rendendo così necessario un sudden-death playoff . Qui per Rocco Mediate 45 anni nr 153 del mondo il sogno svanisce, alla buca nr 7 la prima da giocarsi, Tiger Woods 32 anni nr 1 del mondo oppone il par al bogey dell’avversario e vince. Lunedì 16 giugno 2008 rimarrà una data storica nel golf e lo dimostra il numero di spettatori che in un giorno lavorativo era simile a quello domenicale. L’abbraccio del claudicante Woods ad un commosso ma sorridente Mediate vale più che una vittoria. Rocco Mediate ha riscattato una mediocre carriera con una imprevedibile prestazione intimorendo il più forte giocatore al mondo che non gli ha lesinato onore e rispetto.
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