Adriatic Golf Tour.
Il 28 maggio era il mio compleanno. Non un numero particolare di anni, di quelli – come i 18, i 25 o i 40 – da festeggiare in modo particolare, cercando di organizzare un evento memorabile con tutti gli amici.
Tuttavia, era sempre il mio compleanno, cadeva di sabato e non fare nulla di straordinario non mi sembrava bello.
A causa dei soliti impegni di lavoro, da qualche settimana non riuscivo più ad impugnare una mazza da golf e la crisi d’astinenza iniziava a farsi sentire.
La settimana successiva presentava la fantastica occasione di un bel ponte tra giovedì 2 giugno, festa della repubblica, e il week end seguente.
Unendo le tre cose, con alcuni amici ho provato a buttare giù l’idea di un giro per l’Italia, giocando a golf per una settimana intera, ogni giorno su un campo diverso. Così nacque l’Adriatic Golf Tour, una settimana di golf, buon cibo e panorami mozzafiato!
Da principio l’idea suscitò l’entusiasmo dei più, ma poi i rispettivi impegni, tra affari e famiglia, non hanno consentito la larga partecipazione che l’entusiasmo della prima ora faceva intravedere.
Così, sabato 28 maggio, insieme al mio amico Enrico – per gli amici “Enricone Tre Ferri”, data l’esiguità del numero di bastoni “sicuri” finché non è sceso un po’ di hcp… – siamo partiti da Milano.
Prima tappa: Cattolica, al Riviera Golf. Un posto unico, che forse ha addirittura superato le nostre già elevate aspettative sia per la bellezza del campo (col par 5 più lungo d’Italia) incastonato nelle colline, sia per tutto ciò che lo circonda in termini di “star bene con se stessi”.
Al nostro arrivo ci presentiamo in reception, dove ci viene confermata la prenotazione per una doppia verso cui una gentile signorina si fa carico di accompagnarci.
Entrando nella suite, l’imbarazzo della ragazza divenne evidente. Soprattutto quando si è resa conto del possibile equivoco: non aveva a che fare con una felice coppia d’innamorati gay, ma con due amici in giro per menar palline!
La camera d’altra parte era un vero nido d’amore. Arredata sulle indicazioni del mio amico Samuele Mazza (noto stylist siciliano d’origine e milanese d’adozione, che ha seguito il nascere del resort), era ricca di veli che, drappeggiando le pareti, separano gli spazi e creano effetti tipo ti-vedo-non-ti-vedo, impreziosita di mosaici ai muri e sul pavimento, decorata di specchi un po’ dovunque e dotata di una “doccia matrimoniale” – il vero capolavoro! –, dove due omaccioni come noi avrebbero tranquillamente potuto fare la doccia contemporaneamente, ognuno con la sua cascata d’acqua, mentre specchi e cristalli riparano dagli spruzzi il resto della stanza.
Si tratta della suite n° 21: la consiglio caldamente a chi volesse festeggiare!
Io per festeggiare avevo – più prosaicamente – prenotato un tavolo alla Lampara, tra i migliori ristoranti sulla darsena di Cattolica, per un’indimenticabile abbuffata del miglior pesce fresco della riviera.
Rientrati al resort dopo cena, era tale la voglia di calpestare l’erba che decidiamo di fare un piccolo giro di perlustrazione. Volevamo verificare le attrezzature a disposizione per abbozzare un piano di battaglia per l’indomani.
Era quasi mezzanotte, il buio pesto era interrotto qua e là dal fascio di luce di qualche lampione di sicurezza. Scopriamo che nel driving range le palline di pratica sono ancora lì, abbandonate sull’erba in attesa di essere raccolte per i praticanti del giorno dopo. La tentazione è stata troppo forte: è bastato un veloce sguardo d’intesa e siamo volati a prendere un paio di ferri corti, per poi buttarci in campo con l’intento di tirarle tutte contro la rete di fondo.
Eravamo lì, in giacca e mocassini, eccitati come due monelli, e ci divertiva molto quel fuori programma improvvisato e un po’ fuori dalle regole (e dall’etichetta!).
Eravamo circa a metà del nostro lavoro, intenti a portarlo debitamente a termine, quando il sistema d’irrigazione decide che era arrivata l’ora di sbatterci fuori e riprendere possesso del suo territorio. Sembrava che avesse aspettato il momento più adatto, lasciandoci dapprima nell’illusione d’essere noi i padroni del campo, perché è partito proprio nel momento in cui eravamo più lontani da una zona asciutta sicura. Anzi un getto è scattato proprio in direzione del sottoscritto, bagnandolo così bene, che un cecchino a Ferragosto non avrebbe potuto far di meglio!
Il giorno successivo finalmente il sogno si avvera. Sveglia comoda un minuto prima che termini il servizio breakfast, un po’ di campo pratica per sciogliere la schiena e rientrare in palla come si deve e, nelle ore più calde, un meritato bagno di sole ai bordi della piscina. Come due bambini in vacanza, non potevamo non trastullarci coi giochi d’acqua del centro benessere, tra idromassaggi di ogni tipo, vasche d’acqua calda, cascatelle, chill out. Semplicemente fantastico!
Alle 15 finalmente possiamo scendere in campo, rigorosamente fuori gara per non iniziare con una brutta figura e rovinare la serenità della vacanza con lo stress della competizione.
Chiudiamo il giro di 9 buche con punteggi degni da … primo giorno, avendo pure superato quasi indenni il mitico par 5 (io con 6 colpi, Enricone con 7; per dei terza categoria c’è da essere soddisfatti), il tutto incorniciato da una meravigliosa giornata di sole.
A sera lo sforzo si sentiva. Tra nuotate e camminata, le gambe – ormai allenate quasi solo per andare da una scrivania all’altra! – hanno fatto sentire le loro rimostranze. Quindi, a letto presto.
Il giorno dopo siamo partiti col proposito di fermarci dalle parti di Ascoli Piceno, dove un amico comune, Michele Granatiero, si sta dando un gran da fare per costituire un nuovo polo sportivo con al centro un campo pratica di golf e, successivamente, un campo a 18 buche.
Oltre al piacere della rimpatriata, rafforzato dall’entusiasmo per la nuova importante iniziativa, il pranzetto tutto pesce di cui abbiamo goduto sulla spiaggia di Grottammare è stato un degno coronamento alla visita.
D’altra parte, la meta per la serata era Polignano a Mare, il paese in provincia di Bari patria di Domenico Modugno, arroccato sulla scogliera che guarda l’Albania quasi sfidando dall’alto i flutti dell’Adriatico. A Polignano c’è la Grotta Palazzese, un enorme anfratto naturale che penetra sotto la scogliera per qualche centinaio di metri, dove le onde s’infrangono rumorose sotto ad un soppalco realizzato per la prima volta a fine ‘700, proprio per permettere ai signori del luogo di “prender pranzo al fresco dei flutti”. Oggi è un celebre ristorante mondano, dove – neanche a dirlo – la ricchezza di frutti di mare sul menù è seconda solo a quella della pescheria centrale dei mercati generali. Le abbondanti libagioni ci hanno dato la carica per proseguire nella nostra maratona.
Martedì mattina ci svegliamo con un’alba fatata: il sole nasce in mezzo all’Adriatico blu, con un cielo di tutti i colori e l’aria fresca del primo mattino. Io sono uno che ama alzarsi tardi, ma quando accade il contrario lo apprezzo sempre tanto, per bellezza di quello che vedo.
Il favoloso campo di San Domenico era lì che ci aspettava, tra i suoi ulivi centenari, le aiuole ravvivate dai fiori multicolori, coi cactus che ci ricordano che tra poche ore la temperatura sarà ben più elevata.
È un giorno feriale: in campo siamo in sei, tre coppie a circa due o tre buche di distanza una dall’altra per non interrompere la piacevole sensazione di avere tutto quel ben di Dio in esclusiva. Abbiamo addirittura potuto concederci un comodo snack tra le prime e le seconde nove buche (mozzarella di Gioia del Colle, pomodorini Pachino, bagnato dal bianco di Locorotondo). A noi poveri milanesi, abituati a dover prenotare un tee time per qualunque giorno dell’anno e solitamente inseguiti da Marshall rigorosi, non sembrava vero!
La bellezza della natura, i colori vivi dovuti al bel sole e all’aria frizzante del mare, ci hanno fatto aprire la mente e i polmoni, con un pieno di gioia e serenità. Il gioco ne ha ovviamente beneficiato, permettendoci di segnare punteggi mai visti quando si solca un campo per la prima volta!
L’Enricone non era mai stato in Puglia, regione che io amo e conosco molto bene. Così per cena ci rechiamo ad Alberobello, i cui trulli fanno parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO, per una visita turistico-gastronomica. La sera, dopo qualche decina di chilometri raggiungiamo un altro paradiso del golfista: Riva dei Tèssali.
Il resort di Riva dei Tèssali mostra il segno dell’età, ma con tutto il suo fascino, una gradevole ospitalità e cibo ottimo e abbondante. Se aggiungiamo il piacere di essere immersi nella vasta pineta e di avere un bel mare sabbioso a un tiro di schioppo, s’intuisce il perché del suo ultradecennale successo.
Quando ci si reca a giocare presso il suo celebre campo a 18 buche, il piacere della pineta viene immediatamente ridimensionato: la precisione richiesta a giocatori modesti che affrontino soprattutto le prime otto buche e le ultime tre – dei veri e propri corridoi nella boscaglia! – è veramente impegnativa. I celebri pini di Aleppo non perdonano: se la palla tocca le fronde, resta imprigionata e cade a peso morto sotto l’albero, dopo aver percorso magari solo pochi metri. E il green resta là, lontano dov’era prima!
Anche qui la spensieratezza della vacanza ci porta ad essere nelle migliori condizioni per affrontare il gioco e, nonostante le difficoltà, lo score riporta punteggi da … riduzione violenta dell’hcp!
Giovedì ci trasferiamo al villaggio Club Med di Otranto, raggiungendo gli amici che si sono iscritti alla vacanza di quattro giorni aereo-golf-mare-golf-aereo.
Ovviamente la sera a cena i nostri racconti sulle giornate precedenti si gonfiano di particolari positivi che neanche le nostre migliori aspettative potevano far prevedere, ma tutto ciò per far crescere l’invidia di chi ha potuto iniziare la sua vacanza solo quel giorno.
Venerdì andiamo al Golf Club Acaya per il consueto giro di prova.
Non l’avessimo mai fatto! A parte il forte vento dal mare che decide le sorti di ogni pallina che osi volare sopra i 20 metri di altezza, scopriamo che il campo – essendo immerso in un’oasi floro-faunistica protetta – è ricco di zone di vegetazione intoccabile, da considerare come ostacolo d’acqua: se la palla vi entra, non puoi calpestare i preziosi cespugli per cercarla (giocarla è un vero e proprio reato!), ma devi subito droppare secondo le regole e proseguire, altrimenti prendi pure la penalità per gioco lento!
Morale, un vero bagno di sangue: i migliori punteggi non avevano il numero 3 come prima cifra.
Torniamo al villaggio e la solita cena luculliana, sommata alle capacità di hostess e G.O. d’intrattenere gli ospiti, ci consente di dimenticare l’affanno golfistico. La bellezza del luogo fa il resto e andiamo a dormire sereni.
L’indomani pronti per la gara. Finalmente una gara, dopo tutto quest’allenamento! Non vedevamo l’ora di metterci alla prova.
Sprezzanti delle evidenti difficoltà del percorso, decidiamo per una gara interna al nostro gruppo di amici: la classica “pallinata”, dove ognuno mette una scatola di palle e i due migliori risultati si spartiscono il bottino.
Siamo tutti divisi tra i vari flight e io ho la fortuna di capitare con due giocatori tranquilli, senza quell’agonismo che a volte mi disturba. Fatto sta che avviene il miracolo: passo indenne le temibili prime nove buche, facendo un paio di punti in più rispetto al giorno prima.
Ero partito molto più tardi dei miei amici. Quando passo dalla buvette molti di loro hanno appena finito il giro e sono lì già coi primi commenti: dalle facce s’intuisce la delusione, peraltro preannunciata dalle condizioni di gioco impervie.
Le seconde nove sono state un crescendo memorabile: drive diritti, ferri precisi, approcci giusti, solo qualche putt di troppo, ma nel complesso una poesia!
Arrivo in club house e non avevo contato precisamente i miei punti, che stimavo attorno ai 32-34. Gli organizzatori ci ritirano gli score appena controllati e, sfiniti dalla fatica, ci rifocilliamo bevendo il solito 9 buche con gli amici. La verifica dei punteggi è presto fatta, visti gli scarsi valori segnati dalla maggior parte di noi. Inizio ad accarezzare l’idea di aver fatto un bel rifornimento di palline, quando passa lì vicino il Franco Sfregola, a capo dell’organizzazione della gara, avvertendomi che, col mio punteggio, sono probabilmente in premio. Bene, arriva il momento tanto atteso della premiazione e scopro di essere arrivato secondo, con 35 punti contro un 36 che ha vinto.
Avendo giocato molto meglio le seconde, per un colpo, un solo stupidissimo colpo mi devo accontentare delle palline e della preziosa coppa d’argento, non riuscendo a vincere il fantastico viaggio in Florida offerto ai primi!
Naturalmente, mentre guidavo per tutti i milleduecento chilometri del ritorno mi sono tornati in mente infinite volte tutti i colpi che avrei potuto risparmiare per arrivare al 36° fatidico punto e volare felice verso Sandpiper nella settimana di Sant’Ambrogio.
Ma anche così, resta l’immensa gioia di una settimana trascorsa al meglio – come si diceva all’inizio – con gli amici, il golf, il buon cibo e i panorami mozzafiato di quest’Italia meravigliosa.
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