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Redattori per 1 giorno

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Se hai ancora negli occhi le meraviglie naturali di un campo su cui hai giocato, se ti è capitato di incontrare un eccentrico personaggio sul green, se sei rimasto incantato dalle gesta del tuo campione preferito, se hai sfiorato un albatros o centrato un eagle, se vuoi dichiarare il tuo amore per il golf o sfogare la rabbia per una domenica passata a imprecare tra acqua e sabbia…..raccontalo ora. Scrivici!



IL PUTT CORTO

Sbagliare un putt da trenta centimetri, ti deprime il morale come quando da giovane ti accorgevi che la ragazza dei tuoi sogni, guardava estasiata un altro che ti sembrava brutto ed antipatico.



Resti col putt in mano, guardando incredulo la pallina, che anziché sparire in buca, si ferma ad un millimetro dal dolce baratro che avrebbe dovuto inghiottirla, e ti guarda chiedendoti un altro colpo per percorrere quell’ultimo millimetro che vale come un driver di duecento metri.

I tuoi compagni di gioco non fiatano, ma tu sai che godono, perché è nella natura umana e golfistica godere delle disgrazie altrui. Poi si ricordano di tutte le volte che è successo a loro e a come si sentivano in quel maledetto momento, e quindi sanno perfettamente come ti senti tu, e sanno che se nessuno parlasse sarebbe carità cristiana, ma c’è sempre uno che non resiste, e mentre tu ti chini per raccogliere la pallina che hai finalmente mandato in buca, col finto scopo di consolarti, ma con la certezza di girarti il coltello nella piaga ti dice: “Niente di male, succede anche a Tiger Woods”



E questo confronto con Tiger ti massacra ulteriormente, e allora vorresti essere alla bocciofila del tuo paese per decidere concentratissimo se andare a punto o bocciare, oppure preferiresti trovarti al quarantesimo chilometro di una maratona di provincia, praticamente ad un passo dalla morte, con la vista annebbiata e le ginocchia tremanti, ma non vorresti mai percorrere i metri che ti separano dal tee della buca successiva col peso del paragone con Tiger sulle spalle.



Ma le buche da fare sono ancora molte, e allora occorre ricostruire quel poco di autostima che conserviamo in qualche recesso nascosto della nostra consapevolezza, ed avvicinarci alla partenza con la stessa pallina in mano ed il driver che ci darà modo di risentirci golfisti della domenica a tutti gli effetti.



Ma com’è che quando pratichi, quei putt non li sbagli mai, ed il putt lo senti in mano come se fosse il prolungamento naturale del tuo braccio, ed invece quando sei in gara il putt scotta e non trova nessuna ergonomia possibile con le tue mani, tanto da sembrare un oggetto ingombrante e difficile da maneggiare al punto da non riuscire a gestirlo nemmeno per i colpi più facili.

E’ il tuo cervello da golfista domenicale che ti cambia la realtà delle cose che ti circondano, e così sbagli gli approcci che fuori gara sono il tuo forte, e combini tutti i guai che alla fine della giornata daranno luogo ad uno score del quale nono andrai mai fiero.



Ma non è lo score che conta, l’importante è esserci sul campo e sentire l’emozione del golfista che inizia il percorso della gara. La magia della partenza sul tee della uno, alle nove di domenica mattina, con tutta una giornata ed la gara davanti, che sogniamo colma di soddisfazioni.

L’incanto del campo che è come una bella donna da conquistare che ti affascina perché imprevedibile e capricciosa, e poi c’è la tensione agonistica che annichilisce le tue già scarse capacità, ma che quando riusciremo a domare e a farcela amica ci consentirà di ottenere risultati che a noi, nella nostra modestia, sembreranno fantastici.


Leopoldo

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