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Redattori per 1 giorno

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SLICE

L’appuntamento era saltato.
Mille le cose che potevo fare, e scelsi la più ovvia.

Un po’ di palline in campo pratica per curarmi dallo “slice” che mi aveva preso.

Mentre parcheggiavo mi convinsi che anche in una brumosa giornata novembrina la cura sarebbe stata più efficace “girando” 9 buche. Avrei sentito meno il freddo, poi quei refoli di foschia che tagliavano il campo….mi intrigavano. Alla buca tre lo “slice” ebbe il sopravvento. A metà volo la pallina virò decisamente a destra verso la vicina buca nove che correva al contrario tornando verso la club-hause.

“In the middle of the far-way”…peccato che era quello sbagliato. Mi avviai mestamente verso la pallina che biancheggiava irridente dove non avrebbe dovuto essere…quando… comparve.
Risaliva la sponda che portava al tee e vidi prima il cappellino alla Scherlok Holmes, poi una figurina svelta e sottile guantata in un completino di buona marca, chiaro ma adatto al clima e all’umidità, indossato come una seconda pelle.
Fissato il tee e posta la pallina impugnò il drive , fece una mossa preparatoria e….mi vide. Ero ai margini del far way e aspettavo.
Non avevo mai percepito con tanta intensità la pochezza dei miei pantaloni stazzonati e la assoluta ineleganza del mio K-way, e solo in quel momento mi resi conto che lei si era sistemata con sicurezza nel tee degli uomini e una ciocca di capelli biondi le usciva orgogliosamente dal cappellino dichiarando la sua femminilità. Le feci un cenno, che tirasse lei e mi misi al riparo di un albero. Sorrise, aveva uno sguardo luminoso, si concentrò e si posizionò con una serie di mossette.

Il “ping” del drive risuonò secco e si perse nella bruma.

In un attimo si era caricata la sottile sacca a zaino e si avviava verso di me. Mi resi conto che non potevo stare li inebetito a guardarla e mi posizionai sulla pallina, feci anch’io le mosse necessarie con la netta sensazione di sembrare un burattino, ma aspettai a tirare e quando mi passò vicina,… aveva deviato lievemente per sfiorarmi, la guardai e cercai di sorriderle.

Incontrai il suo di sorriso accompagnato da un cenno di cortesia.

Non era bella …era …perfetta.
Di sfuggita notai che su una guancia aveva una macchiolina di fango, si era schizzata, e non se ne era accorta…avrei voluto dirglielo ma farfugliai qualcosa e non sono neppure certo di aver emesso alcun suono.. Mi sentii profondamente inadeguato. Lei sorridendo continuò nella sua direzione e si allontanò verso la pallina. Tirai. Male. Corto e ancora troppo a destra…mi incamminai e alzai lo sguardo per cercarla. Stava per tirare leggera ,sottile e lontana.

Fece uno swing dolce, apparentemente lento, ma lo giudicai inesorabile, lei rimase ferma col ferro sulla spalla, avvitata, il tacco alzato, pensai che poteva essere la silouette di una naiade in fuga mentre guardavo un attimo a terra per evitare qualcosa quando rialzai lo sguardo la cercai…non c’era più. Mi fermai , mi sporsi in avanti,lo sguardo perso nella foschia , ma non riuscii a vederla, refoli di nebbia tagliavano il campo, era svanita. Finii malamente le nove buche,arrivai alla club-hause, carico di ansia e di speranza. Non la vidi, in giro non c’era quasi nessuno, il registro dei visitatori era fermo a due giorni prima.
Chiesi con noncuranza al barista” si è visto qualcuno?…”sono appena arrivato…ma chi vuoi che venga in un giorno così…neanche un fantasma!” fu la laconica risposta. Mi è rimasta lì…sono sicuro di averla vista…ma non l’ho mai detto a nessuno….e tutte le volte che mi trovo solo in campo…mi guardo in giro e la cerco… e spesso alla buca tre …tiro un pò a destra.. anche se adesso lo “slice” va molto meglio..



Alberto Degli Esposti


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