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10 domande a...

Leggi l´intervista a Costantino Rocca

22/3/2007

A marzo abbiamo intervistato insieme Costantino Rocca, primo e unico campione italiano a partecipare alla Ryder Cup in ben 3 edizioni, unico italiano ad aver battuto Tiger Woods in una gara individuale nella Ryder Cup 1997 a Valderrama, autore di uno storico hole-in-one a Oak Hill´s nella Ryder Cup 1995.


Buongiorno Costantino,
a nome della Redazione ti ringrazio innanzitutto per la tua disponibilità e simpatia nel voler rispondere alle domande degli amici di GrennpassGolf.net. Dalle e-mail che ci sono arrivate, abbiamo notato come i golfisti, nonostante ti rispettino molto per il campione che sei, apprezzino molto il modo molto amichevole e informale che in cui ti sei sempre proposto sui campi da gioco e fuori dai green. Molte domande, infatti, sono personali, come se ti considerassero un caro compagno di gioco che è diventato grande campione.


Ecco le 10 domande che abbiamo scelto per te:

1. Rispetto ad altri sport, il golf può essere praticato ad alti livelli fino ad età avanzata. Luca di Milano chiede come hai maturato la scelta di passare al Senior Tour, e che cosa ti aspetti dalla tua nuova avventura nella quale incontrerai di nuovo vecchi colleghi come Sam Torrance?

C. R. - Arrivati ai 50 anni, anche se in buona forma bisogna fare una scelta. Nel tour europeo non mi ritengo più competitivo come un tempo mentre nel senior tour ho sicuramente qualche possibilità in più e ci proverò con tutte le mie forze.

2. In carriera hai fatto grandi cose per il golf italiano; ad esempio sei stato il primo, e l’unico sino ad ora, a partecipare alla Ryder Cup, togliendoti anche importanti soddisfazioni. Nicola ti domanda se credi che il movimento golfistico italiano abbia saputo sfruttare la tua immagine di testimonial e il tuo successo internazionale per avvicinare i giovani e la gente a questo sport? E se ti piacerebbe in futuro ricoprire una carica all’interno della F.I.G.?

C. R. Per quanto riguarda l’incarico nella FIG….perchè no . Anche se penso che dovranno aspettare: in questo momento il mio sogno è giocare a golf al meglio. Sono due cose diverse ed è meglio non mischiarle.
Mentre per la mia immagine, forse avrebbero potuto sfruttarmi meglio. Ultimamente ho visto molti giovani giocare ma spero di vederne sempre più e soprattutto motivati ad arrivare in alto!

3. Un quesito ora che in molti hanno proposto: Chiara vorrebbe sapere, nella tua carriera di sportivo, come e in che proporzione hanno contato la professionalità con cui ti sei preparato e quanto invece la passione pura e istintiva per il golf?

C. R. - Penso che entrambe le cose in ugual misura abbiano avuto una grande importanza. Se ti prefiggi un certo risultato è ovvio che ci vuole una buona preparazione alle spalle; ma se non ami quello che fai, non avrai mai il coraggio e la forza di perseverare e andare avanti anche di fronte alle sconfitte che ti si presentano.

4. Filip di Torino è molto interessato all’aspetto psicologico del gioco e chiede si ti sei mai affidato ad un supporto psicologico per affrontare lo stress delle gare e le fasi delicate del gioco? E in generale al giorno d’oggi quanto si affidano i golfisti professionisti a questo tipo di figure professionali e alla psicologia dello sport?

C. R. Si, mi sono affidato ad uno psicologo per conoscermi meglio, per cercare di aiutarmi a visualizzare i colpi e per mantenere la concentrazione per tutta la gara. Credo che lo psicologo ricopra un ruolo pari all’allenatore: la “testa” è fondamentale per un professionista.

5. Il giovane Matteo Giogli, oltre a farti i complimenti per quello che sei diventato, è alle prese con le difficoltà psicologiche nel superare gli errori e le sconfitte in questo sport, e spera in una tua risposta spassionata: come fai a provare "pietà" per la tua pallina che manca il birdie vincente alla 18?

C. R. - Sbagliare fa parte della nostra vita.
Sbagliare il putt alla 18esima buca per il birdie della vittoria penso che nessuno lo faccia di proposito. Cerca invece di analizzare tutti i motivi che ti hanno portato a quel risultato in modo da trarne beneficio per le prossime occasioni. L’importante è crearsi tante opportunità…

6. Vittorio Kier, sapendo che il suo vecchio Drive Honma 410 non sarà più regolamentare a partire dal 2008, ha acquistato di recente un nuovo Ping 460. Ti chiede se gli puoi spiegare, secondo il tuo parere di esperto, in base a quali criteri il primo non sarà più utilizzabile in gara mentre il secondo sì.

C. R. - Penso che con il secondo potrai raggiungere una distanza maggiore. Per quanto riguarda la differenza tra i due, dovresti rivolgerti a chi li produce o a chi li rivende.

7. Arrigo Giberti ti pone invece questo quesito: perché in campo pratica è tutto più semplice…hai un buon timing, buono swing e direzione della pallina quasi sempre perfetta... mentre appena scendi in campo tutto svanisce, o quasi? Cambiare sport o cambiare testa?

C. R. - Credo che tu debba cambiare modo di praticare: prova a praticare tutti i colpi con le differenti traiettorie sinistra-destra, destra-sinistra, palla bassa, palla alta. Sicuramente troverai benefici in campo e ti divertirai anche nel praticare.

8. Paolo Invernizzi sottolinea l’affetto e l’ammirazione che susciti negli appassionati di golf in Italia e ti chiede: tu che hai visto moltissimi giocatori di grande livello e con diversi percorsi di carriera, che possibilità ha un giocatore che inizia in tarda età, 30-40 anni, di diventare un buon giocatore da 0-5 hcp e oltre? Ti sono mai capitati giocatori che hanno iniziato a giocare in tarda età ed esprimono un grande gioco?

C. R. - Si, ho visto giocatori con un hpc basso e non più in giovane età. A mio parere iniziare a giocare a golf a 30 o a 50 anni non crea problemi se hai praticato in precedenza altri sport e se fisicamente non hai particolari problemi. Anzi, con la pratica costante, esperienza e tempo per giocare, ci puoi arrivare tranquillamente.

9. Un’altra domanda te la pone Giuliano Gabrielli, che vorrebbe un tuo parere in merito al Tesseramento Libero promosso dalla F.I.G. nel 2007, un provvedimento che in Francia ha fatto quadruplicare il numero dei tesserati: secondo te cosa succederà in Italia? Sarà possibile ottenere tanto? E quali sono i punti critici, e quali i punti forti?

C. R. - Ritengo che sia una buona idea come spesso sono le novità, soprattutto quando si parla del golf in Italia. Bisognerà regolamentare al meglio e aspettare i campi pubblici. Con questi ultimi si potranno sicuramente raggiungere ottimi risultati.

10. Infine Nicola, come molti altri amici golfisti, ti chiede se ritieni che tra i giovani golfisti italiani ce ne sia qualcuno che possa diventare un tuo valido erede?

C. R. - Giovani ce ne sono tanti ma per arrivare bisogna fare molti sacrifici, pratica, rinunce a tanta umiltà… poi si vedrà. Io ci credo e ci ho sempre creduto…non so loro.



La Redazione di GreenpassGolf.net ringrazia i numerosi utenti che ci hanno recapitato le loro domande che ci hanno consentito di realizzare questa intervista; ringrazia inoltre Costantino Rocca per la assoluta disponibilità, gentilezza e simpatia: un grande “in bocca al lupo” per la nuova avventura nel Senior Tour.


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